Fratelli tutti: un’enciclica sociale e missionaria

Il prof. Del Pizzo relatore al primo incontro di formazione del 2026 per le Equipe missionarie della Campania

Sono ripresi in Campania gli incontri di formazione per le Equipe missionarie, organizzati dalla CEC settore Missionario. Il primo in calendario per il 2026 c’è stato il 21 febbraio scorso, presso la suggestiva sede del Seminario Arcivescovile di Napoli.

Monsignor Michele Autuoro, Vescovo delegato per le Missioni a livello regionale, dopo i saluti ai partecipanti, ricorda Pasquale De Feo di Avellino e Cinzia Arena di Alife-Caiazzo, membri attivi delle rispettive equipe, venuti a mancare fra ottobre e novembre dello scorso anno. Questo gesto ci fa sentire come una grande famiglia, che condivide insieme le varie esperienze della vita.

Poi iniziamo la preghiera con il “Cantico delle creature” e poi una riflessione, con la lettura di Mt 23, 1 – 12.  Siamo a quattro anni dall’inizio della guerra in Ucraina e quindi lui ci invita e sperare sempre nella pace, anche attraverso le parole del relatore riguardo all’enciclica “Fratelli Tutti”, tema della giornata.

Il Professore Francesco Del Pizzo è docente di sociologia e dottrina della Chiesa, presso la Facoltà Teologica dell’Italia Meridionale ed è anche presidente diocesano dell’Azione Cattolica di Napoli; ha scritto dei libri sull’ecologia integrale. E vuole parlarci soprattutto degli aspetti missionari della “Fratelli tutti”. Questa enciclica ha un’ispirazione puramente francescana, come la “Laudato Sì”, ed è ispirata sicuramente alla luce delle Sacre Scritture. Gli aspetti utili: una Chiesa, se non è in uscita, se non è missionaria, non è una Chiesa. E in questa enciclica va riscoperta la fraternità.

San Francesco, a suo tempo, ha chiamato tutti gli altri “fratelli”. Anche la “Dilexi te” di Papa Leone XIV riprende degli elementi della francescanità. Le due encicliche citate sono entrambi sociali.

La “Fratelli tutti”, all’inizio, riprende il documento di Abu Dhabi sulla Fratellanza Umana, che Papa Francesco ha firmato con il Grande Imam Ahmad Al-Tayyeb nel febbraio 2019, in occasione del suo viaggio apostolico negli Emirati Arabi.

L’esperienza spirituale di San Francesco fonda una fraternità spirituale; come dice papa Leone, ha un valore antropologico, sociale e spirituale più sofisticato di quanto immaginiamo.

Comportarsi come fratelli, là dove non ci sia un legame biologico, è davvero complicato. Anche nelle nostre associazioni e movimenti, nelle nostre parrocchie e comunità facciamo attenzione al termine fraternità? É chiusa o aperta? Cioè ristretta ai pochi partecipanti o aperta all’accoglienza di tutti?

Gesù nel Vangelo ci dice:” Amate i vostri nemici”, che è molto difficile da mettere pratica. San Francesco ci offre un esempio di amore verso un nemico, quando decide di incontrare il Sultano, durante le Crociate e vuole portare un messaggio di pace. Nella visita il Sultano cerca di convertirlo. Ma poi passano dalla voglia della conversione alla voglia di conversazione e dialogano tra di loro. Mettersi ad un tavolo, in modo paritario, è il primo passo per la fraternità, senza imposizione. Infatti il Sultano rimane stupito, perché nota che gli altri cristiani sono arrivati con l’esercito, mentre San Francesco arriva con Frate Leone, completamente disarmato, ma con la sola forza delle parole. Questo gli dà un senso di stima e di rispetto, tanto da farlo scortare fino al porto nel viaggio di ritorno, per offrirgli sicurezza. Quando poi ritorna ad Assisi, San Francesco trova un ordine completamente rivoluzionato, dove i frati, con ancora in vita il fondatore, cercano di arrogarsi i privilegi della Chiesa. E quindi sembra che tutto il lavoro da lui svolto in precedenza, soprattutto sulla fraternità, risulti vano.

La premessa della fraternità universale è quindi l’umiltà. La chiave di lettura, l’essenza della fraternità sta nella frase nessuno si salva da solo, che Papa Francesco citò nella famosa serata del venerdì santo del 27 marzo 2020, in piena pandemia, ma che ripete nel par. 32 della FT. Abbiamo bisogno gli uni degli altri, dei diversi, delle fragilità. Noi siamo strumenti di salvezza per gli altri, perché siamo figli di Dio e tra noi fratelli: questo è il risvolto teologico.

Fraternità porta alle parole di carità e di giustizia sociale. Come applichiamo ciò nelle nostre vite? La missione è un insieme di contenuti, ma va implementata nella carità. La pastorale sociale parla non tanto di carità, quanto di solidarietà. La carità diventa esperienza vissuta nella quotidianità, nella storia, è un processo di testimonianza storica di carità. In questa prospettiva, la carità diventa giustizia sociale e quindi fraternità; si comprende con il dialogo, basato sull’ascolto, che ci permette di entrare ideologicamente nell’altra persona, usando un linguaggio non ostile, né accomodante, ma chiaro, portando l’annuncio del Vangelo, senza il “terrorismo delle chiacchiere”, come diceva Papa Francesco.

Al capitolo sesto, intitolato “Dialogo e amicizia sociale”, nel paragrafo 198 c’è scritto: “Avvicinarsi, esprimersi, ascoltarsi, guardarsi, conoscersi, provare a comprendersi, cercare i punti di contatto, tutto questo si riassume nel verbo “dialogare”.

Purtroppo in questo periodo, con la guerra in atto, non sembra esserci un certo tipo di dialogo tra i popoli. Si usano le armi. Fortunatamente in Italia c’è l’articolo 11 della Costituzione, che ripudia la guerra, frutto del prezioso lavoro dei Padri costituenti. Art. 11 “L’Italia ripudia la guerra come strumento di offesa alla libertà degli altri popoli e come mezzo di risoluzione delle controversie internazionali; consente, in condizioni di parità con gli altri Stati, alle limitazioni di sovranità necessarie ad un ordinamento che assicuri la pace e la giustizia fra le Nazioni; promuove e favorisce le organizzazioni internazionali rivolte a tale scopo”.

La Santa Sede ha scelto di non partecipare al “Board of peace”, organismo voluto da Trump, perché queste situazioni di crisi a livello internazionale dovrebbero essere gestite dall’ONU, come ha precisato il Card Parolin.

C’è bisogno di una ricerca condivisa per costruire il dialogo. Ritorna la logica francescana della proposta: il dialogo non impone, ma propone; l’annuncio non impone, ma propone.

Nel documento sulla Fratellanza si dice che la fede autentica riconosce nell’altro un fratello di un’altra religione, con cui bisogna dialogare; con lo spirito di rispetto e di dialogo, dobbiamo costituire un’amicizia sociale. San Tommaso parlava di concordia. L’amicizia è una virtù: “vi ho chiamati amici”, dice Gesù.

Portando l’esempio di Facebook e di tanti social, si fa a gara a collezionare il maggior numero di amici virtuali, che spesso nemmeno si conoscono; ma questa non è amicizia reale, perché la mancanza di conoscenza diventa mancanza di solidarietà, di carità e di giustizia. E costruire la fratellanza in questo modo non è sano; bisogna trovare alleanze etiche per il bene dell’umanità.

C’è un capitolo, il quinto, sulla politica, che deve essere orientata al bene comune come carità; e la nostra missione è trasformare le strutture sociali ingiuste attraverso la carità.

Per fare questo, bisogna di prima di tutto riconciliarsi con noi stessi, attraverso il perdono, per riconciliarsi con gli altri.

In precedenza, sulla fraternità non c’era scritto quasi nulla. Papa Francesco ne ha fatto un’enciclica.

In controluce, da una lettura parallela della Fratelli Tutti (FT) con la Dilexi te (DT):

La fraternità non è solo un aspetto tecnico-sociale (ad es. era riportata nell’Illuminismo e nel motto della Rivoluzione Francese: «Liberté, Égalité, Fraternité»). Papa Francesco lo riprende nell’enciclica. Se viviamo in questo modo è perché non abbiamo messo l’ispirazione vera della libertà e dell’uguaglianza; se siamo veramente fratelli godiamo anche della libertà e dell’uguaglianza sociale. Nella FT la fraternità va alla giustizia sociale.

La DT ci dà la prospettiva della missione: la trasmissione di un dono ricevuto da Dio. La missione e la carità sono la risposta dell’amore che Dio dà a ciascuno di noi.

Nella FT si auspica a incontro/dialogo tra i popoli. Nella DT l’amore universale è per tutti.

Nella FT la politica è la più alta forma di carità. Nella DT questa carità politica diventa amore operoso.

Nella FT la missione è collaborazione per costruire un mondo fraterno. Nella DT la missione è anche per vocazione ricevuta in forza del battesimo.

Dopo la relazione ci sono state una serie di riflessioni e domande da parte dell’assemblea e poi un momento laboratoriale, in cui abbiamo analizzato l’amore sociale che trasforma il mondo, soprattutto il punto riferito al guardare la realtà che ci circonda; attraverso questi stimoli, sono state evidenziate una serie di ferite ancora aperte, che dovranno essere curate anche nell’ambito della missione, come l’attenzione agli ultimi, ai fragili, ai poveri silenziosi, alla povertà scolastica, alle famiglie, ai giovani, alle varie forme di solitudini, ai problemi riguardanti i tanti diritti disattesi.