Concorso “Chiudiamo la forbice”: Alife-Caiazzo ha fatto l’en plein !

Il Seminario di studi del 19 dicembre 2019 a Roma per la premiazione

Per le tre categorie in palio (video – foto – disegno) del Concorso nazionale “Chiudiamo la forbice”, hanno partecipato le parrocchie di S. Maria Maggiore di Piedimonte e di S. Croce di Raviscanina e hanno portato a casa la vittoria.

Sono già sul sito di riferimento le opere vincitrici del concorso, presentate ieri a Roma in occasione del Seminario organizzato per la premiazione, dal titolo “Diseguaglianze: cambiare qui ed ora”.  

Vedi qui il video  e qui la foto della parrocchia S. Maggiore; e qui il disegno della parrocchia di S. Croce.

 

 

Chiudere la forbice delle diseguaglianze è la nuova campagna, l’imperativo che vogliamo assumere come priorità, per garantire ad ogni donna e ad ogni uomo che vive su questo pianeta la possibilità di vivere una vita dignitosa e piena, libera dalla paura e dal bisogno, in questa generazione e nelle generazioni future, affinché le migrazioni siano una scelta libera, rispondendo all’appello di Papa Francesco nella Evangelii Gaudium (202) “L’iniquità è la radice dei mali sociali”, invitandoci a lavorare sulle cause strutturali di un sistema economico che uccide, esclude, scarta uomini, donne e bambini.

La Campagna è promossa da:

Azione Cattolica Italiana, Caritas Italiana, Centro Turistico Giovanile, Coldiretti, Comunità Papa Giovanni XXIII, Earth Day Italia, FOCSIV, Fondazione Missio, Movimento Cristiano Lavoratori, Pax Christi Italia, Giovani Salesiani per il Sociale, Volontariato Internazionale per lo Sviluppo, Comunità di Vita Cristiana-Lega Missionaria Studenti, Fondazione finanza Etica, Avvenire, Sir, RadioinBLu, TV2000.

L’esperienza del 19 dicembre è stata condivisa insieme, dalla partenza. Con la direttrice dell’ufficio missionario, i gruppi delle due parrocchie, costituiti anche da minorenni, accompagnati da Don Armando Visone e da Sr. Celestilla Franzolin, sono stati gli unici che hanno partecipato non solo alla premiazione, ma anche al Seminario di studi e ricevuto apprezzamenti dagli organizzatori, per il loro impegno. Un bell’esempio di cooperazione in rete con l’ufficio diocesano.

Questa la testimonianza di Lavinia Onofrio, che ha partecipato all’incontro, che si fa portavoce di tutti.

“Nel convegno di ieri, le relatrici hanno cominciato, parlando di una tematica che riguarda un po’ tutti noi, ossia la povertà educativa nel mondo, che appunto crea disuguaglianze. Non sempre si percepisce come si vive nella vita, si è perso tutto, il senso, le origini, le proprie culture, però se queste iniziative incoraggiano le persone a mettercela tutta per vivere di nuovo la propria vita, vuol dire che sono progetti molto interessanti.

Carina Rossa, referente di Scholas Occurrentes, ha fatto il primo intervento.  Scholas Occurrentes rappresenta un organismo pontificio, che si occupa delle responsabilità dell’educazione; in particolare, con il progetto “Cittadinanza” rivolto agli istituti superiori, ci si preoccupa di come gli studenti abbiano diritto di ricevere educazione, per imparare a lavorare e portare serenità alla famiglia, comportandosi civilmente, insieme agli altri. Infatti questo progetto è stato approvato dal Miur e hanno dato l’accordo per lavorare anche con i ragazzi e i giovani italiani.

La seconda relatrice, Laura Migliorini, professoressa di psicologia, ha parlato dei primi 1000 giorni di vita dei bambini; una straordinaria opportunità, perché dice che generalmente è un momento molto importante per lo sviluppo globale del bambino. Da questo periodo inizia un processo della prima infanzia, che si porterà lungo tutta la vita. E’ stato notato, con delle ricerche, che uno dei punti delicati dei bambini della prima infanzia è oggi il fatto che vengono subito abituati dai genitori all’uso di tablet e telefonini, ancor prima di imparare a leggere e a scrivere. Questi sono chiamati “nativi digitali” e cominciano a utilizzare cose elettroniche; questo è un rischio per i bambini, perché il messaggio prodotto da questi strumenti arriva attraverso il corpo e il cervello, dando segnali sbagliati, dannosi per la loro crescita.

Don Giuseppe Pizzoli, direttore dell’ufficio Missionario nazionale, ha raccontato la sua esperienza nel Brasile, e di come bisogna rispettare la cultura dell’altro e non schiacciarla, se si vuole portare il Vangelo.

Il convegno è stato favoloso, perché sono state tematiche che riguardano da vicino tutti, genitori, operatori, animatori, e a me è arrivato un messaggio profondo dal mio cuore.

Sono stata molto felice di partecipare al convegno e alla premiazione, insieme al mio gruppo parrocchiale di S. Maria Maggiore di P. Matese, che ha vinto il premio per la foto e il video di questo concorso: ho vinto, con gli altri, per la prima volta e avevo il cuore stracolmo di gioia”.   Lavinia

 

 

 

 

 

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Qui l’articolo di Clarus